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Caffè dall’uva? Perchè no! Mille usi, nuovi e antichi, delle vinacce

Da un’idea di un imprenditore veneto, Francesco Donati, è nato il caffè fatto a partire dalle vinacce di Cabernet e Chardonnay. Non un caffè corretto, non un caffè al gusto di: in questa ricetta la materia prima della classica tazzina, il caffè macinato, viene mescolata alle vinacce secondo una proporzione segreta. Ma non è questo l’unico utilizzo delle vinacce, materia di scarto abbondante e versatile della vinificazione!

Ottimo debutto nel primo anno di distribuzione per il caffè di vinaccia
Il prodotto, lanciato nel 2016, ha fatto il suo debutto nelle fiere di tutto il mondo: da Londra a Bordeaux, da Dubai a Mosca e Hong Kong, riscuotendo molti plausi tra gli estimatori. Ma perchè un amante del caffè o del vino dovrebbe apprezzare il caffè di vinaccia? Donati risponde così: “Non esiste un caffè buono in assoluto. Il caffè ha un gusto, e il gusto è soggettivo, perché ogni palato è differente. Esiste il caffè buono per me, quello buono per te, e così via… e di solito, sono caffè tutti diversi.“ I due caffè di vinaccia per ora disponibili sono il Caffè Chardonnay e il Caffè Cabernet: floreale, profumato fruttato al palato il primo, più delicato al naso ma più tannico e deciso in bocca il secondo.

Com’è fatto il caffè di vinaccia?
La ricetta è, ovviamente, segreta e frutto di lunghe ricerche condotte dall’azienda di cui Donati è titolare in collaborazione con esperti del settore, ma qualche indiscrezione sul contenuto del brevetto del “caffè con vinacce” è filtrata. Il prodotto deriverebbe dalla semifermentazione e disidratazione di vinacce di uva scelta, rigorosamente bio, che verrebbero poi macinate e mescolate insieme al caffè per creare un aroma decisamente peculiare.

Alcuni tra gli innumerevoli usi delle vinacce
Nel Monferrato, le vinacce vengono utilizzate per realizzare una tradizionale conserva locale, i peperoni sotto vinaccia: in questa ricetta l’antica varietà dei peperoni di Capriglio viene messa a conserva in una damigiana chiusa con le vinacce derivanti dalla torchiatura del freisa. Sempre in campo alimentare, notevole l’olio di vinaccioli ricco di acido linoleico.

Secondo la wine therapy, il “bagno nel vino”, ossia in una miscela di acqua, vino e vinacce, ha effetti estremamente benefici contro l’invecchiamento della pelle grazie all’azione dei polifenoli contenuti nelle bucce dell’uva.

E’ un italiano, Gianpiero Tessitore, l’inventore della pelle 100% vegetale, realizzata partendo dalle fibre contenute nelle vinacce, un prodotto che promette risultati sorprendenti per gli amanti del cruelty free, garantendo le stesse caratteristiche meccaniche e sensoriali della pelle, con costi di produzione bassissimi. Le vinacce possono essere utilizzate anche per produrre biocarburante o polimeri da costruzione….

Dulcis in fundo…non dimentichiamo che la vinaccia è, ovviamente, l’ingrediente fondamentale nella distillazione della grappa!