Comitato Scientifico

Viti resistenti alle malattie: opportunità e illusioni

Raffaele Testolin, professore di frutticoltura e risorse genetiche presso l’università di Udine, co-fondatore dell’Iga (Istituto di Genomica Applicata) e membro del Comitato Scientifico di Rive 2017, analizza il concetto di “vite resistente”: uno sguardo franco su opportunità e limiti della selezione genetica in viticoltura. Prima parte.

150 anni di attività di incrocio e selezione,25 istituzioni di ricerca operanti nel mondo, 370 varietà di vite resistenti alle malattie registrate e coltivate in Europa e in altri Paesi del mondo: questi i numeri. Tutto nasce dall’introduzione in Europa dal Nuovo Mondo, verso la metà dell’800, di varietà di vite americane: un disastro ambientale ante litteram<, che ha impegnato ricercatori, amministrazioni, governi e monarchi europei nel salvataggio del materiale genetico di vite coltivata in Europa. Il resto è storia recente. Oggi siamo di fronte ad una viticoltura europea tecnologicamente evoluta ma ancorata alla tradizione, che, per mantenere le storiche varietà di vite che hanno creato connubi unici ‘vitigno-terroir’, è costretta ad un massiccio impiego di pesticidi. Dall’altra parte c’è una proposta di innovazione basata su nuove varietà di vite resistenti alle malattie, che stenta a trovare il consenso del mondo produttivo.

Le viti resistenti

C’è chi ci crede. Il mondo della viticoltura biologica non aspettava altro. Ad accoglierle con favore un mondo di viticoltori blasonati, che puntano ad un’immagine di prodotto rispettoso dell’ambiente e un mondo di piccoli viticoltori poco remunerati, che stentano a far quadrare i bilanci e per i quali il risparmio di tempo e denaro sono una manna.  La penetrazione di queste varietà nel mercato sarà una storia lunga.Vedremo come andrà a finire, anche perché le continue scoperte della biologia e della genetica aprono nuove prospettive. Ma non è questo l’argomento di questo breve testo. L’argomento è il pericolo di vedere queste viti come un toccasana miracoloso. Non è così.

Resistenti a tutto? No

La comunicazione è per sua natura essenziale. Parlare di viti ‘resistenti’ è una necessità per veicolare al grande pubblico il concetto che queste viti sono ‘diverse’ da quelle tradizionali, perché hanno bisogno di un numero limitato di trattamenti. In realtà, tutte le 370 viti ‘resistenti’ presenti sul mercato sono resistenti a peronospora e, in molti casi, ad oidio. Contengono geni specifici di resistenza a peronospora e oidio e si tratta di geni di resistenza diversi per le due crittogame. Niente di più.

Le altre malattie della vite non sono coperte

L’Università di Udine, licenziando le sue 10 varietà resistenti, ha sempre detto che servono 2-3 trattamenti anticrittogamici, oltre ai trattamenti contro tignola ed altro. Questi trattamenti servono da un lato a ridurre l’inoculo del patogeno ed evitare che si formino troppo rapidamente ceppi resistenti, dall’altro a contenere altre malattie, che nella viticoltura tradizionale vengono controllate con i trattamenti antiperonosporici (‘black rot’ ecc.). Chi le coltiva senza trattamenti è un irresponsabile.

Resistenti per sempre? No

Il Padreterno non ha dato l’immortalità a noi. Non può averla data alle varietà di vite.

Sappiamo che la vita (intesa come processo biologico) è una ‘lotta per la sopravvivenza’ – come dice Darwin. Per venire alle resistenze, il concetto si traduce in due fatti:

  1. il patogeno deve mutare e superare le resistenze della pianta ospite per sopravvivere;
  2. la pianta deve sviluppare nuove resistenze per contrastare il patogeno e sopravvivere a sua volta. C’est la vie! – cantano Khaled e Irene Grandi.

Le conseguenze sono importanti: le resistenze non sono per sempre e bisogna continuamente cercarne di nuove e – concetto importante – le varietà di vite non possono durare per sempre, tanto meno quelle tradizionali ‘non resistenti’ a meno che non vogliamo difenderle con 68.000 tonnellate di fungicidi, come stiamo facendo in Europa ogni anno da molti anni a questa parte. Ma ci sono una terza e quarta via. Ne parleremo in un prossimo post…