Comitato Scientifico

La gestione del suolo: nuove tecniche di riduzione dell’impatto ambientale in viticoltura

Diego Tomasi, direttore del Centro di Ricerca per la Viticoltura Crea – Vit di Conegliano, ha analizzato nel dettaglio per noi quelle che ritiene le linee guida chiave per la sostenibilità della viticoltura. Affrontiamo oggi con lui la questione “gestione del suolo”.

In un contesto di forte attenzione per i temi legati all’ambiente e alla salute umana, è diventato urgente anche nel settore viticolo raggiungere un nuovo modello produttivo in cui la sostenibilità assicuri la conservazione delle risorse e riduca la pressione ambientale dovuta alle pratiche viticole. Tutto questo si concretizza in tre importanti linee d’azione:

  1. Gestione del suolo
  2. Innovazione (viticoltura di precisione)
  3. Miglioramento genetico

Ne abbiamo parlato con il dottor Diego Tomasi, direttore del Crea – Vit di Conegliano.

Dottor Tomasi, perché il suolo riveste un ruolo così importante nella sostenibilità della viticoltura?

Democrito, filosofo greco del 450/400 a.C. scrisse che “gli alberi possono essere paragonati ad uomini capovolti, con la testa infissa nel suolo e i piedi in aria”, individuando l’apparato radicale come centro di comando della pianta. Quando si parla di suolo bisogna quindi fare riferimento al benessere degli apparati radicali e alla loro piena funzionalità, che è garantita da suoli arieggiati e non compattati. Tra il suolo e la chioma si trova l’apparato radicale, che funge da intermediario e le cui funzioni principali sono quelle di assorbimento, stoccaggio di sostanze di riserva e di sintesi di composti che governano la fisiologia della parte aerea. Le radici sono fondamentali per il governo del vigneto, a tal punto che possono essere effettivamente definite “il cervello della pianta”.

Quindi si può agire sulle radici per sostenere la salute del vigneto?

Per la stretta simbiosi di cui parlavo tra radici e suolo, la funzionalità dei terreni deve essere attentamente salvaguardata, recuperando un antico sapere che curi e conservi le sue proprietà e i suoi volumi. Questo rientra appieno in un contesto di sostenibilità in quanto ad un apparato radicale efficiente corrispondono anche minori fabbisogni nutritivi (ossia meno concimazioni), in quanto le capacità di assorbimento sono garantite da radici funzionanti. Ciò si ottiene con suoli ben arieggiati perché sottoposti a lavorazioni periodiche: lo stato di aerazione regola gli assorbimenti, tanto che l’efficacia della concimazione è massima solo in suoli non compattati.

Quali sono allora le azioni concrete da mettere in atto a livello del suolo?

La coltura a vigneto comporta una perdita di sostanza organica nel terreno: è necessario, nei terreni vitati, prevedere un’integrazione con sostanze di origine sia animale che vegetale. Parliamo dunque di letame da una parte, di  sovescio o  compost che si ottiene dalla macerazione dei resti della vendemmia dall’altra. È importante ridurre o addirittura eliminare il ricorso ai diserbanti, passando a lavorazioni meccaniche che, oltre a raggiungere l’obiettivo di contenere la crescita della vegetazione nei filari, permettono di ottenere il vantaggio di  una lavorazione periodica del suolo, che verrebbe così arieggiato e si avvantaggerebbe dell’interramento di materiale organico.

Parlando di ricerca scientifica in questo ambito, ci illustra lo stato dell’arte della ricerca sul ruolo delle simbiosi tra le radici della pianta e determinati funghi?

Una disciplina non nuova ma ora più attentamente studiata è la simbiosi mutualistica fungo/radice che trova nella valorizzazione delle micorrize* autoctone ed esogene i benefici derivanti dalla gestione della rizosfera*. Le micorrize non influenzano solo la biomassa prodotta grazie ad un’azione diretta sull’assorbimento idrico e nutritivo, ma regolano il metabolismo in generale (la respirazione radicale, la fotosintesi, la sintesi di fitormoni*, la regolazione stomatica e così via), con azioni molto estese e combinate anche con i batteri presenti nella rizosfera.  Da questo complesso sistema la pianta si avvantaggia anche da un punto di vista sanitario vista la sintesi di composti antipatogeni (acido fenilacetico, acido jasmonico) in grado di stimolare una resistenza sistemica indotta.

Il suolo, ne abbiamo parlato anche qui, è un ecosistema complesso, la cui fragilità va sostenuta con interventi mirati.

Il suolo è esposto ad una serie di fenomeni che ne determinano la fragilità: erosione, degradazione della struttura fisica, acidificazione per dilavamento delle basi, accumulo di metalli pesanti, salinizzazione, riduzione dell’attività biologica per perdita di sostanza organica, asfissia da compattamento… Un nuovo modo di pensare ad esso significa allora anche sostenibilità, valorizzando la presenza del microbioma nell’interfaccia suolo/radice e tutti i positivi effetti sulla vite!

*Micorriza= associazione simbiotica tra fungo e pianta superiore localizzata a livello dell’apparato radicale. Di solito comporta benefici reciproci per i due organismi coinvolti. Alcuni esempi di micorriza sono la simbiosi tra querce e tartufi e quella tra porcini e castagni.

Rizosfera= porzione di terreno che circonda le radici della pianta e da cui questa assorbe nutrienti e acqua.

Fitormone= composto organico sintetizzato dalle piante.