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Fiaccole tra i vitigni contro il gelo

L’ondata di ghiaccio che ha sferzato l’Italia a fine aprile ha messo a dura prova i vitigni: da est a ovest, ma anche da nord a sud, la colonnina di mercurio è scesa ben al di sotto lo zero proprio nel delicato momento della formazione delle gemme, già messe a dura prova dalla prolungata siccità invernale. I viticoltori hanno difeso strenuamente i loro raccolti, mettendo in campo tecniche antiche e moderne: falò in campo, elicotteri in cielo, irrigazioni notturne.

Metodi antichi per difendere i vigneti dal gelo primaverile

Le immagini (pubblicate su Facebook dall’Hotel Pacherhof) sono suggestive e richiamano celebrazioni, magia e festeggiamenti. Il motivo di tanta bellezza, però, non è gioioso: ad accendere roghi tra i vigneti immersi nella notte, ad avviare l’irrigazione con il favore delle tenebre e ordinare giri di perlustrazione ad improbabili cavalieri alati sono stati i viticoltori del nord Italia, letteralmente agghiacciati dall’arrivo di un freddo totalmente fuori stagione che, ad aprile inoltrato, si traduce per i vitigni in una vera iattura.

La prima stima dei danni di Coldiretti

Secondo Coldiretti l’ondata di gelo fuori stagione avrebbe comportato un danno di circa 100 milioni di euro all’agricoltura italiana. Tra le coltivazioni più duramente colpite ci sono proprio i vigneti.

A pagare un conto salato – confermano da Coldiretti – sono i più grandi vini della Val d’Aosta, dove il gelo ha decimato le vigne più alte d’Italia nella zona del vino Blanc de Morgex e de La Salle; della Lombardia, con danni ai vigneti della Valtellina e a quelli di Grumello, Franconia e Marzemino; del Piemonte, con problemi a grandi vini come il Gattinara e il Ghemme; del Veneto con il 70-80% di perdita del raccolto di Merlot, Cabernet, devastazioni delle viti di Pinot grigio e bianco, Prosecco e Chardonnay a Vicenza e prevedibili cali di produzione di Glera, Moscato giallo e Raboso sui Colli Euganei; dell’Emilia-Romagna, della Toscana, della Campania e della Sardegna dove migliaia di ettari vitati sono stati “bruciati” dal gelo nel Sassarese“. Danni anche in provincia di Udine, con 3 mila ettari di Pinot grigio e Prosecco bruciati dal freddo, nel trevigiano e ancora nell’Oltrepò pavese e in Alto Adige. La gelata non si è fermata ai confini italiani, abbattendosi sulla vicina Francia, sui vitigni di Chablis e Borgogna, e in Austria, dove sono stati ipotizzati 50 milioni di danni.

Cosa succede ai vitigni colpiti dal gelo primaverile

Se il grappolo appena formato si gela, è perduto: le foglie possono ricrescere, ma il frutto è “bruciato”. A metà aprile di quest’anno, complice anche il caldo esploso nelle settimane precedenti, i vitigni precoci avevano raggiunto il fatidico stadio di sviluppo. Le gemme, che avrebbero dato vita al prezioso raccolto della stagione, sono molto sensibili al freddo e con temperature sottozero rischiano di bruciarsi, per poi seccare. Si azzerano così le possibilità della pianta di portare a termine la maturazione del grappolo.

Il fuoco, l’aria e  l’acqua: metodi antichi ma ancora validi

I viticoltori lo sanno: basta aumentare la temperatura di mezzo grado, e il raccolto è salvo. E così, quando hanno realizzato che la colonnina di mercurio stava davvero scendendo sotto lo zero, sono partiti al contrattacco, mettendo in campo tecniche antiche e raramente utilizzate, ma tutt’ora valide per contrastare eventi del tutto eccezionali come la gelata del 20 aprile 2017.  Da una parte l’acqua: attivando l’irrigazione, le fioriture sono state protette da un leggero strato di ghiaccio, che ha fatto da “cuscinetto” contro il vento freddo della notte, isolandole in modo fragile ma efficace.  Il fuoco: accendendo dei piccoli falò a distanza di pochi metri uno dall’altro nel vigneto, i viticoltori sono riusciti ad alzare la temperatura a terra, anche se solo di pochi decimi.  E infine l’aria: in alcune colture sono stati chiamati in causa gli elicotteri, incaricati di “miscelare” con un’azione semplicemente meccanica, gli strati superiori di aria più calda con quelli inferiori, ottenendo un lieve riscaldamento a livello delle piante.