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Una potatura rispettosa allunga la vita del vigneto

I vigneti antichi (ma anche quelli solo vecchi!) sono un patrimonio da salvaguardare: se hanno vissuto a lungo, è perché hanno sviluppato delle caratteristiche di resistenza particolare a virus e batteri e possono quindi diventare una riserva di geni utili a creare viti migliori in termini di qualità e resistenza.

a cura di Attilio Scienza, presidente del Comitato Scientifico di Rive 2017

 

I vigneti storici: un patrimonio italiano poco conosciuto

In Italia esiste un patrimonio viticolo poco noto, rappresentato dai vigneti storici: si parla di impianti di di età superiore ai 50-60 anni, che spesso si trovano in zone viticole di grande impatto paesaggistico o culturale, presenti in tutto il territorio nazionale dall’Alto Adige, al Piemonte, dalla Toscana alla Puglia, ma prevalentemente nelle regioni meridionali. Le ragioni di questa distribuzione sono principalmente due: nel sud l’innovazione nei vigneti è meno diffusa e viene ancora applicata la tecnica di potatura ad alberello, metodo che preserva la vite dai rischi gravi delle malattie del legno (esca ed eutipiosi), veri nemici della longevità dei vigneti.

 

Fattori di rischio a breve termine per i vigneti storici

Anche nelle regioni meridionali, però, la modernizzazione dei vigneti incalza: si sostituiscono i vecchi alberelli non meccanizzabili e le varietà poco produttive; i viticoltori anziani, rimasti soli nel difendere i vigneti di età avanzata, vanno in pensione. Nelle zone marginali, le più ricche di antiche testimonianze viticole, la viticoltura non è più un’attività economica.

Nel riservare nuove attenzioni alla tutela della biodiversità è stato ignorato il fatto che anche i luoghi più tradizionali della coltivazione della vite, le vecchie forme di allevamento e i vigneti di età elevata devono essere tutelati.

 

Perché è importante salvaguardare l’integrità e la vitalità dei vigneti più vecchi ?

La risposta è duplice: non solo per la qualità dei vini che producono o per l’interesse paesaggistico-culturale, ma perché rappresentano un’importante riserva di geni da utilizzare per creare nuovi impianti di viti con migliori caratteristiche di qualità e di tolleranza ai virus.

Se queste piante si sono mantenute in vita più a lungo di altre è certamente per le particolari condizioni di clima e di suolo, ma anche perché hanno elaborato delle forme di resistenza trasmissibile ad alcuni virus ed malattie del legno.

 

I vantaggi economici derivanti dalla longevità del vigneto

Se la vita media di un vigneto passasse da 20 a 40 anni avremmo alcuni effetti positivi diretti, sia sulle piante sia sul bilancio aziendale:

  • maggiore omogeneità di risposta vegeto-produttiva,
  • un migliore adattamento al territorio e al clima,
  • una riduzione dei costi di ammortamento di impianto dei vigneti,
  • produzioni più costanti,
  • un miglioramento qualitativo nei vini.

 

Una soluzione: la potatura ramificata, nel rispetto della pianta

Un vigneto potato da mani esperte ha una prospettiva di vita più lunga. Le ferite e le piaghe prodotte con il taglio dei rami rappresentano il canale d’ingresso principale per i funghi responsabili delle malattie del legno. In particolare, all’aumentare delle dimensioni dei tagli corrisponde una maggiore superficie esposta, che favorisce l’ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno.

Tutte queste problematiche potrebbero essere evitate se la potatura fosse fatta nel rispetto della fisiologia della vite. Secondo le esperienze maturate in questi anni, l’applicazione di una metodologia rispettosa della pianta, che lascia spazio alla sua crescita naturale evitando una gestione invasiva e deleteria, potrebbe garantire una maggiore vitalità e durata al vigneto.

Un esempio di successo è la  tecnica di potatura ramificata insegnata dai tecnici della società “Preparatori d’uva” , che si prefigge di conservare i flussi linfatici principali per: mantenere l’efficienza idraulica della pianta, dare una forma ramificata che richiami l’atteggiamento di crescita delle liane, controllare lo sviluppo nello spazio, favorire l’equilibrio vegeto-produttivo.